Il gruppo assicurativo statunitense propone una polizza ad hoc che tutela dai danni
economici e d'immagine dovuti alle intrusioni e ai programmi infetti
Solo il 30% degli utenti protegge con strategie adeguate i propri sistemi informatici. Gli altri sperano nella fortuna. Bendata, ahimè. E' quello che emerge da una recente indagine Eurostat, citata a Bruxelles nel corso di un seminario della Commissione Europea. Un dato ben poco tranquillizzante, che conferma la scelta del gruppo ACE di puntare con ancora maggior vigore su Data Flow, un prodotto assicurativo sofisticato pensato per difendere le aziende dal cyber risk.
Data Flow (Data Guard nel resto d'Europa) da dicembre è anche un marchio depositato in Tribunale, a riprova dell'importanza che questo pacchetto ricopre per la compagnia. Si tratta di un'offerta rilevante per società di telecomunicazione, internet provider, istituti finanziari e di credito, sim, servizi informatici, catene d'automazione industriale e ogni altra attività civile ed industriale con una forte componente tecnologica, che si caratterizza per la presenza di garanzie legate al cybercrime, ai virus, alle frodi informatiche e ad altre specifiche per ogni singolo business.
Le coperture riguardano i rischi, le frodi, i danni indiretti elettronici ed informatici, la protezione dei software e dei dati, l'RC dell'informatica e il nuovo “performance dataguard”. Naturalmente possono essere studiate anche offerte assicurative taylor made e viene proposta una consulenza per l’analisi dei rischi da un punto di vista assicurativo, compresi i costi per la gestione delle emergenze.
Da fonte Istat si evince che in Italia, nel biennio 2005-2006, le imprese hanno investito pesantemente nell'informatica per la comunicazioni e i servizi: dal 40% delle aziende potentemente informatizzate si è passati quasi all'80%. Un picco di utilizzo e di connessioni a cui non ha fatto seguito, però, una corrispondente installazione di misure di sicurezza adeguate.
L'introduzione delle password ha diminuito gli accessi non autorizzati (ben più pericolosi dei virus per quanto riguarda il furto dei dati) nelle piccolissime imprese. In n quelle medio-grandi le intrusioni volontarie sono cresciute, se non in percentuale, sicuramente in numero assoluto, causando perdite di informazioni e danni economici e d'immagine di difficile valutazione ma comunque davvero consistenti.
Non a caso, un'indagine internazionale sponsorizzata proprio da ACE European Group e condotta su 181 senior executives e professionisti del rischio, ha evidenziato come la perdita dei dati sia vista come il pericolo numero uno, più del collasso dei sistemi, perché costituisce un serio danno economico e, inoltre, può danneggiare la reputazione e il marchio aziendale.
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